IncontrACI - 14 Settembre 2008

30 Agosto 2008

Torna anche quest’anno, puntuale come un orologio, l’IncontrACI.
L’appuntamento per concludere e ricordare insieme l’estate (con foto, ricordini, abbracci e tanta allegria).
L’appuntamento per iniziare bene l’anno associativo (con uno sguardo tra il serio e il faceto agli itinerari).
L’appuntamento per ritrovarci tutti insieme, tutto il Settore (ado, 18enni, ACS e giovani).

Ecco tutte le info per non mancare!!

14 Settembre 2008

INCONTRACI

Milano Via Copernico dai Salesiani fermata MM3-Sondrio

Ritrovo alle ore 9.30.

Ricorda di portare tutte le foto e i ricordi dell’estate!
Ricorda il pranzo al sacco ed un dolce da condividere!

PROGRAMMA

Mattina:

Preghiera

Presentazione vacanze con messaggi.

Gioco di conoscenza a gruppi

Messa: ore 12.

Pranzo.

Pomeriggio:

Presentazione itinerari.

Megagiocone.

Preghiera conclusiva
Conclusione per le ore 17.30
 

Duegiorni Giovanissimi - Orvieto+Viterbo+Roma

30 Marzo 2008

Siamo ormai agli sgoccioli con le iscrizioni per la 2gg Giovanissimi del 2-4 maggio a Orvieto+Viterbo+Roma: tre città al prezzo di una!

Sarà una due giorni entusiasmante dal titolo VitaminAC: centoquarant’anni e non sentirli, in cui ripercorreremo la storia dell’AC, partendo dalla tomba di Mario Fani (uno dei due fondatori) fino ad incontrare, insieme al resto dell’AC nazionale, il Santo Padre in piazza San Pietro.

2gg Giovanissimi nel senso che, in questa sorta di pellegrinaggio verso la Città Eterna, cammineremo insieme alle altre articolazioni. Saremo tutti insieme: Ado, 18enni ed ACS!

Che altro dire? Sul volantino ci sono tutte le info dettagliate: a voi non resta che iscrivervi entro il 15 aprile.

Vi aspettiamo!
Andrea, Egle, Francesca, Giacomo, Lara, Luca, don Luca.

 

Il Card. Dionigi Tettamanzi: Azione Cattolica guarda al futuro!

20 Marzo 2008

Azione Cattolica Ambrosiana
XIII Assemblea Diocesana
Intervento
Milano - Aula Magna Università Cattolica
24 febbraio 2008

Per un’Azione Cattolica Ambrosiana
che guarda profeticamente in avanti

Carissimi, a tutti e a ciascuno di voi il mio più sincero e cordiale saluto, nel nome del Signore Gesù e con l’affetto del suo cuore.

Oggi ho davanti agli occhi l’Azione Cattolica Ambrosiana. La vedo non nei suoi scritti, nelle sue strutture, nella sua organizzazione e nelle sue iniziative, ma nelle persone vive e concrete: la vedo in voi, in voi che siete qui presenti e che rappresentate tutti i suoi membri sparsi sull’intero territorio della nostra Diocesi.

Viviamo insieme il momento assembleare

Vi confesso la mia profonda gioia nel poter condividere con voi questo momento di apertura della vostra XIII Assemblea diocesana. E’ una condivisione segnata dalla consapevolezza dell’importanza che l’Assemblea di oggi riveste non solo per voi, ma anche per la nostra Chiesa ambrosiana e, in particolare, per me come Pastore di questa Chiesa.
Già ho avuto modo in diverse circostanze di esprimere il mio apprezzamento e la mia gratitudine per la passione evangelica e per l’attività concreta dell’ A.C., soprattutto attraverso la testimonianza limpida e coerente dei suoi membri nel vissuto quotidiano delle comunità cristiane del nostro territorio. Sono un apprezzamento e una gratitudine che si accompagnano  al riconoscimento del posto e del ruolo che l’A.C. ha da sempre rivestito nella nostra Chiesa, un ruolo da protagonista umile e convinto, che si è espresso nel suo singolare legame con l’Arcivescovo, nella sua disponibilità a condividere le linee e le attività pastorali delle comunità locali, nella promozione di iniziative che in non pochi casi si sono dimostrate lungimiranti e ricche di frutti per l’intera comunità, soprattutto nella crescita di un laicato cristiano autentico, maturo, volonteroso e capace di assumere con responsabilità il proprio dono e compito nella Chiesa e nella società.
Mi viene spontaneo un pensiero al passato, uno sguardo all’eredità che abbiamo ricevuto. E così mi pare giusto chiedervi, mentre vi radunate in Assemblea, di non dimenticare il grande tesoro che è stato affidato alle vostre mani, meglio al vostro cuore: una storia lunga 140 anni, fatta di persone che anche in momenti difficilissimi hanno saputo restare fedeli a Cristo, al Vangelo, alla Chiesa – e proprio per questo fedeli all’uomo, alla sua quasi infinita dignità, ai suoi veri valori e alle sue più profonde esigenze -, uomini e donne coraggiosi che non si sono mai tirati indietro, che hanno vissuto la realtà del loro tempo in modo cordiale e impegnato, animati da una robusta spiritualità, e che nella concretezza del vivere quotidiano sono stati capaci di portare la novità, la bellezza, la freschezza e la gioia della parola e della grazia del Vangelo nel cuore degli uomini e nelle pieghe della società.
Voi avete alle spalle non semplicemente una storia quanto mai significativa e gloriosa, ma soprattutto una storia di santità che oggi vi chiama, vi interpella, vi stimola a continuare un cammino, guardando profeticamente in avanti. La vera forza dei santi della Chiesa sta qui: essi non sono semplicemente eroi da ricordare; sono piuttosto una parola sempre viva che brucia dentro il cuore e che spinge in avanti verso il domani, impegnandoci a riconoscere, a vivere e a manifestare la fecondità perenne e sempre nuova del Vangelo. E non può essere diversamente se il Vangelo vivente e personale è Cristo e se Cristo stesso – come scrive sant’Ireneo, vescovo di Lione – è apportatore di ogni novità (Omnem novitatem attulit, semetipsum afferens, qui fuerat annuntiatus: Contro le eresie IV, 34,1).

Una giovinezza proiettata al futuro

Sotto questo aspetto vorrei ricordare che nel nostro primo incontro - era l’8 dicembre 2002 - vi ho esortato a riscoprire e vivere ogni giorno la vostra vocazione. Oggi, nel riproporre la stessa paterna esortazione, vorrei confidarvi che una delle esigenze più forti che sento, non solo per il tempo che stiamo vivendo ma anche per l’intimo legame che si dà con la vocazione stessa dell’A.C., è quella di ringiovanire senza sosta, ogni giorno, e di vivere questa stessa giovinezza proiettandola e orientandola al futuro.
Il vostro sguardo deve essere sempre rivolto in avanti. E’ la vostra stessa storia che vi spinge a vivere l’oggi, non però semplicemente come un saper “tenere le posizioni” (ma è mai possibile tenerle con tutti i numerosi e diversi cambiamenti in atto e quelli prevedibili?), ma come un camminare, un tracciare e ritracciare in continuità percorsi nuovi affinché il Vangelo di Gesù possa raggiungere “qui e ora”, in questo nostro territorio e in questo nostro tempo, il cuore di ogni uomo. E’ sul futuro che si gioca la vostra presenza credibile ed efficace; è sul futuro che vanno investite la sapienza e l’audacia della “profezia” quale dono dello Spirito santo che anima e scuote la Chiesa; è sulla prontezza e sul coraggio di “intraprendere strade nuove”, non accontentandoci di “continuare a fare come abbiamo sempre fatto” (così mi esprimevo in Mi sarete testimoni, n. 7), che si misurano la fedeltà alla nostra storia passata e presente e la forza propulsiva per farla proseguire.
Sant’Ambrogio ancora oggi ci fa da maestro, là dove scrive: “Queste due cose sono richieste all’uomo, che operando ricerchi cose nuove e custodisca ciò che ha conseguito (nova quaerat et parta custodiat)” (Il paradiso terrestre, 4, 25). Come a dire che la custodia del senso più profondo dell’esperienza passata non può in alcun modo tradursi nella paura, peggio nel rifiuto, di operare il discernimento sul futuro in ordine a cercare quanto di vero, di buono, di bello, di giusto, di opportuno o necessario si profila sulla scena del domani. Il professor Giuseppe Lazzati, richiamando il testo di sant’Ambrogio, diceva: “Solo una concezione riduttiva del significato vero dell’essere cristiani (…) può chiudere il cristiano stesso in un conservatorismo contraddittorio con la legge costitutiva del suo essere”.
Ma su questa precisa responsabilità verso il futuro ritornerò ancora, anche in termini di prospettive concrete e operative per la nostra A.C. ambrosiana.

Alcune indicazioni: la diocesanità

I vostri lavori prevedono, da un lato, la verifica del cammino compiuto negli ultimi tre anni e, dall’altro lato, il progetto del cammino del prossimo triennio. Proprio per questo, sono un momento in se stesso molto importante, che viene reso ancora più significativo dal rinnovo delle cariche associative. Voglio qui esprimere un sincero ringraziamento a Fabio Pizzul, che dopo due mandati lascia la carica di Presidente dell’A.C. diocesana; così come, insieme con lui, dico la mia riconoscenza anche a tutti gli altri membri della Presidenza uscente. In particolare li ringrazio tutti, oltre che per il loro costante e generoso impegno, per la convinta e cordiale condivisione che hanno saputo vivere nei confronti dei Percorsi pastorali e delle scelte della Diocesi di questi anni.
Ed è proprio a partire dal cammino spirituale e pastorale che la nostra Chiesa di Milano sta vivendo che vorrei in questa circostanza offrirvi alcune indicazioni e chiedere il vostro specifico contributo. So di potervi parlare con quella familiarità che nasce dalla profonda comunione che in modo peculiare lega l’A.C. alla Chiesa locale e al suo Vescovo, e insieme con la fiducia, anzi la sicurezza di continuare a contare su di voi, sulla vostra disponibilità, sulla vostra maturità di laici cristiani, sul vostro senso di corresponsabilità ecclesiale, sulla vostra passione apostolica di servizio al Vangelo e all’uomo.
In un certo senso non dovrei offrirvi indicazioni, perché potrebbero forse bastare la rilettura e la ripresa, anche solo in termini di verifica e di rilancio, di quelle dieci “consegne” specifiche che vi ho affidato in occasione dell’incontro diocesano con tutti i Presidenti e i Responsabili parrocchiali di A.C. dell’8 novembre 2003 (cfr. Azione Cattolica di Milano, riscopri e vivi la tua vocazione e missione, pp. 37-60). Rivisitandole, per l’incontro d’oggi, le ho trovate pienamente valide, anzi per diversi motivi legati all’attualità mi sono sembrate ancora più valide. Esse si inscrivono perfettamente nel Percorso pastorale della nostra Diocesi e ne traducono l’anima spirituale e lo slancio missionario.
Eppure sento di dover far emergere con maggior forza qualche linea di pensiero e di azione per il prossimo triennio.
Come radice e fondamento di tutto vi chiedo di continuare ad impegnarvi a riflettere e approfondire la diocesanità, il riferimento cioè alla Chiesa locale e al suo Vescovo. La diocesanità, infatti, è il tratto specifico, il distintivo proprio della vostra vocazione e missione di fedeli laici nella Chiesa e nella società.
La diocesanità, come rapporto di comunione e servizio, di “dedicazione” dei fedeli laici alla Chiesa locale e al suo Vescovo, è una dimensione che deve essere coltivata nel cuore di ciascuno e nell’associazione di A.C. come tale e nelle sue articolazioni, e che deve essere vissuta e testimoniata a tutti – nelle comunità cristiane e negli ambienti della vita sociale – attraverso la condivisione operosa del cammino spirituale e pastorale della Diocesi.
Questa condivisione, che pure deve avere delle forme di “visibilità” secondo la misura non solo della comunità parrocchiale o/e decanale ma anche della Chiesa locale, raggiunge il suo livello più profondo con la partecipazione alla passione, all’ansia, quindi alla fatica e alla gioia proprie del Vescovo e del ministero episcopale. In tal senso è una grazia e una necessità del Vescovo aprire il proprio cuore di Pastore e dire i propri “sogni” e le proprie “preoccupazioni” quanto al servizio da rendere al Vangelo in questa nostra Chiesa e in questo nostro tempo. Conosciamo tutti l’espressione usata da san Paolo nel parlare ai cristiani di Corinto di sé e del suo ministero apostolico: «siamo i collaboratori della vostra gioia» (2 Corinzi  1,24). Ho già avuto occasione di riprendere queste stesse parole ma ribaltandole: “siete voi i collaboratori della gioia del Vescovo” (cfr. ibid., p. 22).
E’ in questo contesto così personale che sento di ripetere che una mia grande preoccupazione riguarda il futuro della nostra Chiesa. Certo, il Signore continua a donarmi la fede e, con la fede, la piena fiducia in Dio, nella presenza permanente di Cristo, nella forza del suo Spirito; ma nello stesso tempo percepisco che il Signore stesso mi sollecita ad assumermi la responsabilità di guardare profeticamente in avanti, di interrogarmi sul futuro che ci attende. Sì, non mi stanco di ringraziare e benedire il Signore per la preziosa eredità di grazia che la storia lontana e recente ha donato alla nostra Chiesa di Milano, così come non mi stanco di ripetere che il Signore mi chiama a vivere il presente come unico tempo per le mie decisioni e scelte, senza fughe nostalgiche o avveniristiche. Ma la mia libertà, nelle stesse decisioni e scelte dell’oggi, con le loro inevitabili risultanze o conseguenze, entra nel futuro, in qualche modo lo orienta e lo anticipa, e comunque lo condiziona.
Proprio per questa mia grande preoccupazione, vi chiedo di essermi vicini e solidali, anzi di essermi di reale aiuto in un discernimento evangelico ed ecclesiale così delicato e difficile, e insieme così necessario e urgente.

Ispirati e sostenuti dall’ecclesiologia di comunione

Situandoci con umiltà e coraggio in questo “sguardo profetico in avanti”, mentre rinnovo l’invito a rileggere le dieci “consegne” già date, vorrei proporre come chiave di lettura e di azione dei molteplici compiti e impegni dell’A.C. la “ecclesiologia di comunione” propria del Concilio Vaticano II e in particolare la cosiddetta “pastorale di insieme” secondo quelle sottolineature e quelle linee operative che la nostra Diocesi sta vivendo.
Il tempo mi chiede di essere sintetico. Ma questo potrebbe essere quanto mai positivo, perché diviene stimolo per una vostra partecipazione attiva e responsabile a declinare in termini più concreti quegli sviluppi che l’A.C. può ritenere opportuno o necessario di adottare per i prossimi anni.
Della “pastorale di insieme” ripropongo i fondamenti e i dinamismi legati alla triade comunione-missione-formazione, con qualche tentativo di applicazione all’A.C.

1. La comunione definisce la Chiesa nella sua stessa natura di “specchio” della Trinità, della comunione del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo: una comunione che è frutto del dono dello Spirito e insieme della libera risposta dell’uomo. Questa comunione può essere considerata secondo diverse prospettive.
Considero il suo realizzarsi anzitutto nell’ambito della stessa associazione, ossia nella vita di fraternità dei membri dell’A.C.; nell’ambito poi delle comunità cristiane, secondo la logica dell’ «ama la parrocchia altrui come la tua»: qui l’A.C. dovrebbe porsi come forza esemplare e costruttiva di comunione dentro queste stesse comunità; nell’ambito, infine, delle diverse aggregazioni ecclesiali laicali, dove nuovamente vale il principio evangelico dell’ «ama l’aggregazione altrui come la tua» e dove è possibile studiare momenti e modalità di incontro, di dialogo e di condivisione tra queste aggregazioni. In quest’ultimo senso è possibile che l’A.C., al di là delle legittime e necessarie proprie espressioni di comunione, si renda partecipe di iniziative promosse da altre aggregazioni.
La sollecitudine pastorale del Vescovo per la comunione tra le aggregazioni – sollecitudine derivata dall’essere i Vescovi “il principio visibile e il fondamento dell’unità nelle loro Chiese particolari” (Lumen gentium, 23), viene in tal modo concretamente condivisa e vissuta in modo specifico dall’A.C.
Considero poi la comunione ecclesiale come radice da cui fiorisce la collaborazione e in modo più preciso la corresponsabilità: e quest’ultima significa l’incontro delle menti che valutano e delle volontà libere che decidono come vivere e servire il Vangelo qui e ora nella Chiesa e nella società. Si è dunque corresponsabili quando il cammino pastorale della Chiesa è pensato insieme e deciso insieme, ovviamente nel rispetto della diversità e della complementarietà delle competenze e dei ruoli.
Una simile corresponsabilità ecclesiale si ritrova in un modo specifico, in termini generali nei Consigli pastorali (diocesano, parrocchiale e decanale) e in termini particolari nelle Comunità pastorali da parte del cosiddetto “Direttivo”, ossia dell’èquipe che ha la responsabilità di guida e di animazione della stessa Comunità secondo un progetto comune e condiviso e secondo una modalità di vita che ha momenti definiti di fraternità e di spiritualità tra i suoi membri.
Di nuovo l’A.C. deve sentirsi particolarmente chiamata a trovare nei Consigli pastorali e nelle Comunità pastorali una privilegiata possibilità di presenza e di azione, anche aiutando e sostenendo le comunità cristiane come tali a maturare sempre di più e quindi ad essere concretamente disponibili a queste forme di corresponsabilità pastorali.

2. La comunione ecclesiale è di natura e di finalità una comunione missionaria: non solo nel senso che essa tende non a concentrarsi e a rinchiudersi ma a dilatarsi il più possibile secondo la sua stessa cattolicità, ma anche nel senso che solo la comunione rende credibili ed efficaci l’annuncio e la testimonianza del Vangelo, secondo la parola categorica di Gesù: «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Giovanni 17,21).
Vorrei qui limitarmi a rilevare che tutta la storia dell’A.C. si risolve nell’essere la storia di un apostolato associato di laici cristiani. Per questo la missionarietà è parte costitutiva e irrinunciabile dell’A.C. e dei suoi membri come singoli e come associazione e in debita comunione con l’intera Chiesa.
La missione dell’A.C. si esprime sia come partecipazione da laici alla vita e alla missione della Chiesa, sia come espressione tipica dei laici in quanto laici nei più diversi ambiti di vita personale, familiare, sociale, economica, culturale e politica.
In questa missione l’A.C. dovrebbe in questo nostro tempo porre alcune accentuazioni, per le quali poi occorrerebbe scendere alle necessarie applicazioni e che sono ovviamente affidate all’A.C. stessa. Sono le accentuazioni:
– sulla presenza attiva negli ambienti sociali di vita nella quotidianità,
– sull’attenzione evangelica per gli “ultimi”, di volta in volta individuati nelle concrete situazioni della nostra società e cultura,
– sulla conoscenza e diffusione della Dottrina Sociale della Chiesa,
– sullo stile dell’accoglienza, dell’ascolto e della condivisione secondo la misura del cuore di Cristo,
– sulla disponibilità a sviluppare la presenza e l’azione nel vissuto sociale e politico sia per così dire in proprio, sia in collaborazione con altri,
– sulla spiritualità specificamente laicale.

3. Radice viva e vivificante della comunione e della missionarietà è, anche per i laici, la formazione, più precisamente una formazione inscindibilmente spirituale-pastorale-culturale.
Per questo, anche nell’A.C. e per l’A.C., la formazione deve essere vista e perseguita come la priorità delle priorità, a partire e in riferimento costante alla formazione spirituale, alla vita secondo lo Spirito, come ci ammonisce l’apostolo Pietro: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1 Pietro 3,15). Il primum è “adorate il Signore”!
La formazione tocca l’A.C. su di un duplice e unitario versante, che rapidamente prendiamo in considerazione.
– Anzitutto quello che la rapporta a se stessa, sia come associazione e sia come singoli membri. La “vita secondo lo Spirito” del laico cristiano di A.C. comporta l’assunzione di un cammino spirituale precisato da una “regola di vita”, certo secondo le età e i ritmi di crescita delle persone e dei gruppi, ma sempre secondo quell’impegno che risulta essere qualificante l’appartenenza all’A.C.
Siamo tutti fragili moralmente e spiritualmente, e proprio per questo siamo tutti candidati quotidiani dell’amore misericordioso del Signore. Ma la coscienza e la gioia per tale amore non possono non spingere verso quella “serietà” che dice il “sì” dell’uomo a Dio in risposta al grande “sì” di Dio all’uomo.
Mi sento di ripetere quanto vi ho detto nel mio primo incontro, l’8 dicembre 2002: “Date il primato alla vita spirituale! Sarà questo il respiro e l’anima della vostra vita; sarà questa la garanzia più sicura del vostro essere una Azione Cattolica viva e rinnovata… La ‘Regola di vita’ è uno strumento prezioso a tale riguardo. Abbiate una Regola di vita! Accogliete quella che è stata stesa per ogni settore. Accoglietela e ‘fatela vostra’ in modo profondamente personale, ossia ‘concretizzatela’  con attenzione puntuale e rigorosa ai ritmi della vostra vita. E ad essa siate coraggiosamente fedeli, per fare della vostra risposta un ‘itinerario’ di costante sequela del Signore, e, comunque, siate sempre pronti a ricominciare da capo nel dire di sì al Signore!” (Ibid., pp. 14-15).
La direzione spirituale, nelle sue varie forme, si pone qui come via necessaria per un’autentica vitalità spirituale dell’A.C. e dei suoi membri.
– La formazione poi tocca l’A.C. anche sul versante del suo essere ed operare nelle e al servizio delle comunità cristiane. Se si può dire che l’A.C., secondo la sua specificità, deve essere – con umiltà, convinzione e impegno – “anima” della vita e della missione delle comunità cristiane, si deve dire che questo avviene soprattutto attraverso l’apporto formativo ai molteplici cammini e gesti e iniziative spirituali e pastorali di queste stesse comunità.
Certo, come dirò subito, facendo saggiamente e coraggiosamente delle scelte, perché tutto non si può né si deve fare come A.C.. Ma rimane sempre prioritario, anzi essenziale e in un certo senso insostituibile, il servizio formativo-educativo dell’A.C. nei riguardi delle comunità cristiane.

Un appello alla scelta della sobrietà

Su di un ultimo punto, forse delicato ma urgente e comunque non eliminabile, sento il dovere di intrattenermi brevemente: chiedo che nel linguaggio ma soprattutto nella realtà entri la scelta della sobrietà.
Parlo di sobrietà pastorale per le iniziative prese o da prendere; di sobrietà strutturale in rapporto alla stessa organizzazione nelle sue diverse articolazioni; di sobrietà strumentale per i mezzi e risorse di vario genere di cui disponiamo.
Una simile sobrietà può sembrate una necessità inevitabile, legata al fatto che – come dicevo – non si possono “tenere le posizioni” che si sono venute accumulando nel tempo, peraltro di fronte ai cambiamenti avvenuti e tuttora in movimento: da quello numerico e quantitativo a quello culturale, connesso cioè alle nuove sfide della Chiesa e della società di oggi e di domani.
Ma la sobrietà di cui sto parlando va accolta e vissuta nei suoi significativi positivi e stimolanti. E’ via per una più chiara gerarchia, anzi per una semplificazione – meglio essenzializzazione – degli impegni e delle iniziative.
Non è impoverimento, ma stimolo per un arricchimento qualitativo, anche sotto il profilo della fiducia piena del protagonismo dello Spirito nella vita della Chiesa e del mondo e del nostro riconoscerci “servi inutili”.
E’ appello a favorire con più forza la comunione-collaborazione-corresponsabilità non solo all’interno della nostra associazione ma anche nel rapporto con gli altri soggetti e operatori pastorali.
E’ condizione per una maggiore efficacia e incisività dell’agire pastorale. E al riguardo vale la pena di meditare la parola di Gesù: «Ogni tralcio che porta frutto, (il Padre) lo pota perché porti più frutto» (Giovanni 15,2).
E infine la sobrietà può rendere l’A.C. ancora più popolare, più capace di attrattiva e di gradimento e pertanto di contagio per l’essenzialità, la concretezza e la semplicità evangeliche delle sue proposte.
Vi invito caldamente a ritornare sul problema della sobrietà, con grande sapienza e proprio per questo anche con grande coraggio, per operare quei cambiamenti opportuni o necessari per annunciare e testimoniare il Vangelo che salva alla nostra gente oggi.

E potrei continuare con altre cose. Ma quelle presentate sono già tante. Concludo allora dicendovi con la massima semplicità e sincerità che il Signore Gesù e la sua Chiesa hanno fiducia piena in voi e da voi sono sicuri di ottenere “grandi cose”.
Per questo, come vostro Vescovo, prego per tutti e per ciascuno di voi e di cuore vi benedico.

+ Dionigi card. Tettamanzi
Arcivescovo di Milano

 

Lavori in corso

9 Novembre 2007
Da tempo il Settore Giovani si interroga su nuove vie di presenza dell’AC giovani nei decanati della Diocesi.
Per vivere con uno stile progettuale la partenza di nuovi gruppi di Ac soprattutto nei decanati dove questa possibilità non è presente sono stati pensati alcuni progetti.
Nascono dal confronto e dalla vita concreta dell’associazione (alcuni di essi sono stati già vissuti, altri vorrebbero rispondere ad alcuni desideri che viviamo come giovani).
Vogliono essere l’occasione per partire, magari anche chiedendo “una mano” ad altri giovani, ad alcuni adulti che vorremmo come compagni di strada, ad alcuni sacerdoti.
Tutto questo ad alcune condizioni…
Questa proposta è infatti da vivere nello stile associativo nel quale è pensata; solo in esso può trovare attuazione.
Per questo, vi chiediamo di considerare viva questo strumento, che abbiamo chiamato Lavori in corso; vorremmo poterlo modificare strada facendo, attraverso i contributi, le opinioni, le proposte di tutti quelli che vogliono partecipare arricchendo questo strumento.

Incontro sull’Assemblea Ecumenica Europea

4 Ottobre 2007

Sono passate poche settimane da un appuntamento importantissimo (storico) che si è svolto a Sibiu in Romania. Si tratta della Terza Assemblea Ecumenica Europea, alla quale hanno partecipato anche alcuni giovani di Milano, accomunati dall’avere vissuto la duegiorni di “Osare la pace per fede”, l’esperienza di incontro ecumenico nello scorso aprile.

Per non dimenticare questo evento, che impegna tutte le chiese in un cammino comune, il Centro Culturale Protestante di Milano organizza un incontro sulla Terza Assemblea Ecumenica Europea tenutasi all’inizio di settembre a Sibiu in Romania.

L’incontro si svolgerà sabato 6 ottobre dalle ore 17 alle ore 19 nella sala della Libreria Claudiana, via Francesco Sforza 12/a - 20122 Milano.

Scopo dell’incontro è quello di proporre il punto di vista dei giovani delle diverse chiese cristiane, i quali hanno presentato a Sibiu un loro documento che è stato fatto proprio dall’Assemblea. Il documento e una scheda sull’ Assemblea saranno distribuiti nel corso dell’incontro.

Michel Charbonnier (valdese) e Luana Dalla Mora (cattolica) si confronteranno con Max Ferè (cattolico) e Gioachino Pistone (valdese).

Scarica il volantino dell’iniziativa e fallo girare ai tuoi amici e naviga sul sito di “osare la pace”, per cominciare a capire meglio cos’è stata l’assemblea di Sibiu!

 

I cattolici italiani tra piazze e campanili

30 Settembre 2007

La Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica Italiana ha elaborato un Manifesto al Paese. L’intento è quello di richiamare l’attenzione dei soci e di tutti i cittadini sul nostro stare come associazione nella Chiesa e nel mondo, valorizzando la nostra storia, vista la ricorrenza del 140°, ma soprattutto guardando al futuro. Il Manifesto è stato presentato durante l’appuntamento di Castel S. Pietro e già è stato espresso il consenso da persone vicine all’associazione appartenenti al mondo delle istituzioni, della cultura, dell’informazione. Il tuo sì, come quello di tutte le persone sensibili, in associazione, in parrocchia, nei diversi ambienti, ci interessa, per rafforzare il nostro impegno, la nostra speranza.

Leggi e sottoscrivi il Manifesto visitando la pagina dell’Azione Cattolica nazionale

 

Vacanze giovani in Umbria, Brasile e Russia

24 Agosto 2007

Estate giramondo per il settore giovani. Oltre all’Andalusia, le vacanze hanno portato i 20-30enni in Umbria, in Russia e in Brasile. In sedici hanno attraversato l’oceano Atlantico per un campo di lavoro a São Paulo: «accompagnati dalle scalabriniane da cui eravamo ospiti e che lavorano nei quartieri, abbiamo incontrato e potuto conoscere, tra gli altri, un gruppo di ragazzi brasiliani – spiega Luana Dalla Mora. – In città abbiamo visitato le cortissos, abitazioni perfettamente mascherate all’interno della città in cui vivono più famiglie, in poche stanze, con un unico bagno in comune e in condizioni igienico-sanitarie pessime, una favela, delle cooperative di lavoratori e ‘Minha rua è minha casa’, una struttura di assistenza per senza dimora creata da volontari sotto un viadotto, proprio un punto in cui queste persone si radunavano».

Dal 13 al 19 agosto invece si è svolta la settimana in Umbria sulle orme di San Francesco, per ripercorrere il «segreto della sua santità» attraverso i luoghi in cui ha vissuto. Tappe classiche sono state ad Assisi le chiese di San Rufino, di Santa Chiara e di San Damiano, la visita alla Basilica, alla Porziuncola e all’Eremo delle Carceri. «Ma abbiamo toccato anche Arezzo, visitato la tomba di Carlo Carretto a Spello e a Foligno abbiamo incontrato i giovani della comunità che lui ha fondato, per finire con La Verna e il monastero di Camaldoli, – racconta Marta Vergottini, tra i partecipanti. – Tra gli incontri più interessanti, quello con una suora di clausura clarissa, originaria di Rho».

Dieci giorni spesi invece nell’incontro tra chiesa cattolica e chiesa ortodossa per i sette partecipanti al campo a Mosca e San Pietroburgo: «abbiamo incontrato consacrati e laici, una comunità di francescani e delle parrocchie ortodosse, un sacerdote greco-cattolico e un centro che si occupa di minori di strada e autistici» è il racconto di Stefania Cattaneo. I giovani hanno potuto conoscere padre Igor, responsabile delle relazioni tra chiesa ortodossa e altre chiese cristiane. «Si è trattato di un’esperienza di conoscenza reciproca – continua Stefania – perché al nostro interesse anche loro hanno sempre risposto con un sacco di domande sulla nostra realtà di chiesa».

 

Cammino per giovani milanesi ma non troppo

23 Agosto 2007

 A tutti i futuri o “navigati” nuovi milanesi anche solo temporanei (li chiamavano “fuorisede” ), 

nasce l’anno prossimo una occasione di incontro dedicata ai giovani, studenti o lavoratori, che risiederanno a Milano pur provenendo da altre città. 

Il cammino verrà proposto dai responsabili associativi della città con la collaborazione di un sacerdote della Pastorale Universitaria in qualità di assistente del gruppo. 

Non è necessario spendere troppe parole sulla proposta, che verrà vissuta e costruita “strada facendo” dai giovani stessi e dai loro contributi, secondo uno stile aperto alla condivisione dei diversi modi di essere associazione e di vivere un cammino di condivisione e di Chiesa, così arduo, talvolta, per un giovane che si accosta ad una città complessa come Milano. 

Il gruppo sarà aperto a tutti i giovani di AC e non, che vivono a Milano o dintorni, lontano dalle loro città e diocesi di origine. 

Chiediamo quindi tra l’altro a tutti i vice giovani d’Italia e a tutte le diocesi di farsi promotori della proposta a tutti i giovani che arriveranno a Milano a partire dal mese di settembre. 

li chiamavano “fuorisede”  : trovate anche i riferimenti per segnalare interesse al percorso ma anche desideri o necessità che vanno oltre la proposta che trovate in allegato, secondo le possibilità e i percorsi dell’AC di Milano che trovate anche su questo sito.

Buon cammino quindi anche ai nuovi arrivati! 

 

Alessia, Marco, don Ivano