“In piedi, costruttori di pace!” Inizia così l’sms che mi è appena arrivato. Scrive Max, da Alessano, “accanto a don Tonino”, come dice lui. Come a me, manda i suoi saluti a tanti altri, conosciuti per aver condiviso, fin dalla sua preparazione, un’esperienza che ancora fatico a commentare. Allo stesso modo, anche a me tornano in mente i giovani che alla vigilia del weekend ecumenico del 14 e 15 aprile, per sistemare tutto, telefonavano qui e là a Milano dicendo di essere quelli di “Osare la pace”.
Con loro, più di 300 giovani di diverse provenienze: cattolici di associazioni, parrocchie e movimenti, evangelici e ortodossi di varie chiese. La memoria di alcuni andava alla prima edizione dell’incontro ecumenico “Osare la pace per fede”, Firenze 2005. A ben guardare, è una storia di dialogo che viene da lontano, tra soffi dello Spirito e inevitabili sospiri, e che attraverserà molte tappe, fra cui la prossima assemblea ecumenica in Romania a settembre.
Tra gli alti e ai bassi, si gioca oggi la scommessa di pensare all’unità dei cristiani come cammino di popolo, anche a misura di giovani. Ricordo così le parole di Paolo: “sono i piccoli che facendo piccoli passi riescono a sentirsi fratelli che camminano fianco a fianco”.
La seconda edizione toccava quindi a Milano ma la città sembrava non accorgersene, preoccupata da alcuni fatti di cronaca che indicavano piuttosto chiusura ad ogni forma di dialogo. Con un’aria un po’ stupita la città si è vista invece attraversata da giovani di confessioni diverse convenuti in piazza, poi al tempio valdese e di nuovo sparpagliati in vari luoghi del centro per i laboratori sui temi dell’incontro: pace, giustizia, salvaguardia del creato.
Poi il momento più solenne, la firma della Charta Oecumenica da parte dei giovani e delle autorità cristiane della città. Una firma per lasciare “il proprio nome lungo una tappa dell’affascinante cammino ecumenico, riscoprendo le basi comuni di partenza” dice emozionata Elisabetta, che ha firmato la Carta accanto al Cardinale Tettamanzi. La prima giornata si è poi conclusa con la serata insieme, in collaborazione con la fiera del commercio equo-solidale.
La domenica una tavola rotonda ha coinvolto un vescovo ortodosso, il presidente delle ACLI e una coppia evangelica in una riflessione condivisa sul tema della giustizia. Infine, con una realizzazione a più mani, la conclusione è stata affidata alla preghiera dei giovani, per esprimere il desiderio di una luce che rischiari le tenebre, a partire dalla Parola.
Voci e volti chiari, testimonianze di unità nella ricchezza delle diversità. E insieme la consapevolezza di una appartenenza comune al Signore, da portare in ogni comunità. Ci accompagna, insieme ad uno sguardo nuovo, una responsabilità in più: sappiamo che il cammino della pace sarà possibile solo se saremo capaci di vera condivisione. Come dice una parola africana più volte nominata, “ubuntu”: esistiamo se siamo gli uni per gli altri.
Marco
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