Vorrei condividere con voi tutti voi la bella esperienza che ho vissuto qualche giorno fa. Mi è stato chiesto di portare la mia testimonianza, come giovane, ad un convegno di adulti più per parlare della questione del dialogo tra generazioni.
Io riporto qualche pensiero utilizando la meditazione sulla seconda lettera di S. Paolo a Timoteo di don Luciano, la testimonianza riportata da Marisa Sfrondini, la “testimonianza” che ho riportato io.
Domandone: andiamo d’accordo con gli adulti, con gli anziani del nostro oratorio, con i nostri genitori, con i nostri nonni?Cerchiamo e riusciamo ad avere un dialogo con loro??
Bhe, non è un segreto che la relazione con gli adulti ed il dialogo tra generazioni diverse non sia facile…
Basta lavorarci!!
Un pò come hanno fatto San Paolo e Timoteo, si sono educati a vicenda, si sono curati l’uno dell’altra.
La relzione tra i due è nata, come nascono tutte, con il dialogo: Paolo cerca di “sintonizzarsi” con Timoteo, cerca di entrare in rapporto con lui.
Qui di seguito riporto il brano su cui si concentrerà la riflessione.
Dalla seconda lettera di S.Paolo apostolo a Timoteo.
1Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, per annunziare la promessa della vita in Cristo Gesù, 2al diletto figlio Timòteo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
3Ringrazio Dio, che io servo con coscienza pura come i miei antenati, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere, notte e giorno; 4mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. 5Mi ricordo infatti della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna Lòide, poi in tua madre Eunìce e ora, ne sono certo, anche in te.
6Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l’imposizione delle mie mani. 7Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza. 8Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio.
Utilizzando i fantastici spunti di don Luciano (assistente del settore adulti), descrivo a grandi linee le due figure (ascoltare don Luciano è sicuramente meglio, è stato fantastico!!).
Paolo si presenta a Timoteo come una persona auterevole, un’autorevolezza che gli viene data dalla Fede, Timoteo si ritrova di fronte ad un padre che gli offre un’identità forte. Paolo gli dona, così, un senso alla propria vita.
Quante volte anche noi giovani ci troviamo a chiedere questo senso di identità? Quante volte ci chiediamo chi siamo?
Quante volte anche noi sentiamo il bisogno di una guida che ci spinga a darci un’identià precisa?
Il rapporto è voluto da entrambi, è si Paolo a cercare Timoteo, ma è lo stesso Timoteo che si rende “disponibile” all’incontro con Paolo. Entrambi si cercavano, perchè avevano bisogno l’uni dell’altra.
E noi? Ci rendiamo disponibili a quast’incontro con l’adulto? Abbiamo bisogno della relazione con un adulto come Paolo che ci educa (dal greco: tirar furori)?
Le caratteristiche di Paolo che rendono possibile la relazione con Timoteo, sono le seguenti:
- L’autenticità, la verità dell’esperienza di Paolo, legata al primato del Vangelo.
- L’offerta di una “paternità” reale: fatta di affetto, vicinanza discreta, di autorevolezza, di esemplarità.
- L’investimento di fiducia, di stima, di responsabilità sul giovane Timoteo: il coraggio di chiedere molto e di “rischiare” su Timoteo.
Paolo solleciterà, persino, i cristiani delle comunità a cui viene inviato a non disprezzarlo per la sua giovane età; ad accoglierlo invece con rispetto, in modo caloroso e cordiale, così che non si senta in soggezione a causa della sua timidezza (1Cor 16,10-11 ; 1Tim 4,12).
- La garanzia di un “contesto” comunitario non sempre tranquillo, non sempre positivo, ma comunque “credibile”, se non altro perchè quotidianamente confrontato sul Vangelo.
E noi? cosa cerchiamo in un adulto?
Mi sono permessa di portare all’incontro qualche mia rifelssione su questo punto.
Riporto qualche spunto dalla lettera che ho scritto.
….Ma tu, eri capace anche di rimproverarci senza farci sentire il peso del rimprovero, ti mettevi proprio in relazione con noi, ci guardavi si dall’alto in basso…tu sei adulta ed è giusto che ti ponessi in una posizione di autorevolezza…ma cercavi il rapporto con noi e di parlarci come se fossimo dei piccoli adulti, in grado di poter capire quello che ci veniva consigliato…
….Nonostante le mie infinite paure sul futuro, so che ci sono al mio fianco persone che hanno vissuto la loro vita affrontando anche tante difficoltà e che, nonostante siano cresciuti in periodi diversi dal mio, hanno sempre un bagaglio di esperienze infinito rispetto a me, capaci di ridimensionare le mie gigantesche paure, facendomele vedere come in realtà sono: delle normali e condivise angosce giovanili…
..Ti vorrei anche chiedere un favore. Noi giovani siamo spaventati, in questo momento di difficoltà sociale, di precariato, da quello che ci aspetta.
Ma non solo.
Ci sentiamo frustrati perché, spesso capita che i nostri genitori, gli adulti, ci diano dei suggerimenti, ci dicano e consiglino di studiare, che ne va del nostro futuro…ma senza crederci veramente…perché anche loro, come, noi, hanno paura per quello che ci aspetta, non sono sicuri che ce la potremmo fare a cavarcela tra le brutture del mondo e, quindi, hanno poca fiducia…
C’è bisogno a mio avviso di franchezza e di autenticità da parte degli adulti, che ci parlino convinti di quello che stanno dicendo!!
(a questo proposito consiglio un libro super bello “L’epoca delle passioni tristi“
Agli adulli mi sono anche sentita di chiedere di insegnarci a mostrarci la Gioia e la Bellezza del messaggio evangelico per vivere da veri crsitiani e di aiutarci a raccoglierci in preghiera per ricaricarci continuamente di Gioia.
Le caratteristiche che aveva Timoteo sono le seguenti:
Da notare che ritroviamo in lui alcune delle fragilità tipiche del giovane: le paure, le timidezze, le incertezze, le domande…
Ma anzitutto una virtù di cui Paolo resta colpito: la “schiettezza”, la sincerità, la trasparenza, della fede ma certamente anche nelle relazioni. In questo senso, la sua “affidabilità”.
Poi certamente la grazia di un contesto familiare educativo che ha lasciato il segno. (Notiamo la parte di Timoteo la ricerca in Paolo di “un padre” per la vita!)
La coltivazione di grandi ideali; ma non in astratto, ma attraverso l’incontro e la condivisione di esperienze forti, accanto a uomini significativi.
Il coraggio di accettare la sfida di una certa disciplina della vita, con tutto ciò che ne consegue, in termini di fatica, di lavoro su di sè, ma anche di “isolamento”.
Noi possediamo queste caratteristiche?
A questo proposito riporto quello che Marisa, in nome di tutti gli adulti, ha chiesto a noi giovani.
Lei ci ha chiesto di non sentirci l’obleico del mondo, ma di andare incontro noi stessi agli adulti, senza pensare che tutto ci sia dovuto. Di non piangerci sempre addosso, in poche parole!:-)
Ci ha anche chiesto di far capire e par aprezzare agli adulti le novità, i cambiamenti…perchè si sa che gli adulti sono testardi e fermi sulle loro idee…e noi, da parte nostra, non dobbiamo lasciar perdere in partenza.
In pratica far vedere agli anziani un futuro!
Un’altra richiesta che ci è stata posta, è quella di non evitare il dolore, la sofferenza, ma di vederla, riconoscerla e affrontarla.
Questa richiesta mi sembra la più difficile!! Ma è lo stesso Vangelo che ci chiede questa cosa…di portare la nostra croce come ha fatto Gesù! Non è facile sopporatre la sofferenza che ha passato Lui, ed è comprensibile che noi ce ne spaventiamo e vogliamo evitarla e sfuggirne.
Scusate se mi sono dilungata, ma ho dovuto fare già troppo tagli!
Io spero che rispondiate in tanti per poterne parlare e potervi aggiungere altri interessanti spunti che mi sono stati offerti al convegno!!
Un saluto Gioioso!!!
Je