Big Fish, storie di una vita incredibile
Venerdì 25 Luglio 2008Un film strano, incredibile, originale e unico nella storia del cinema che si fa proprio fatica a dimenticare. Una sorta di Forrest Gump fantastico, il cui personaggio sembra quasi un Indiana Jones in versione fantasy, tratto dall’omonimo romanzo di Fallace, “Big Fish, Storie di una vita incredibile”
Sospesa tra visionaria fantasia ed affascinante realtà, Big Fish è una commovente e profonda storia d’amore, un immenso sentimento che lega un uomo, Edward Bloom, alla moglie Sandra, al figlio William e ai tanti amici conosciuti durante la lunga storia della sua incredibile vita, vissuta pienamente a grandi sospiri, senza mai rimpianti o passi indietro.
Magia di colori e paesaggi fantastici, dove tutto viene portato all’esasperazione, la pellicola comincia con un accumulo progressivo di storie, una montagna di favole iperboliche che l’anziano Edward Bloom mischia alla verità della storia della sua vita, uscendone fuori con tantissimi pazzi e incredibili personaggi, situazioni fantastiche imprevedibili e inni di battaglia al grigiore della vita alla Tim Burton.
Antitesi del vecchio è proprio suo figlio Will. Cresciuto a pane e favole (del padre), una volta varcata la soglia del mondo adulto si rende conto che l’unico talento del padre è quello di raccontare storie e monopolizzare l’attenzione, così, nel giorno del suo matrimonio, costretto a dover sopportare il suo ennesimo show, gli dice apertamente quello che pensa di lui, determinando una rottura definitiva nel loro già sgualcito rapporto, per poi tentare di ricucirlo sul letto di morte del padre tre anni dopo.
E will capirà tante cose, guardando suo padre morente: chiederà in giro allora se è proprio vero tutto quello che suo padre racconta. E scoprirà che qualcosa forse era davvero vero. Forse i nani e giganti, freaks circensi e giocherelloni, alberi protesi verso umane figure, licantropi in solitudine e donne che vorrebbero essere amate, se solo fosse possibile, suo padre, il raccontapalle con troppa fantasia, gli ha incontrati davvero.
Forse è proprio vero che per conquistare sua mamma ha chiamato tutti i giardinieri d’america, per farle una sopresa. Forse è proprio vero che il tempo si è fermato quando, al circo, l’ha vista la prima volta.
E la vera scoperta sarà capire come nella vita, realtà e magia siano perfettamente conciliabili, a patto che si sia in grado di accogliere la vita stessa con occhi nuovi e con una nuova capacità di ascoltare.
Un film bellissimo, commovente e inclassificabile, con protagonista un uomo che tratteggia il contorno di una vita ordinaria tinta di magnifico, che può essere l’esistenza di tutti e di nessuno.
Perché, in fondo, Big fish è la storia di un narratore che neanche davanti alla morte rivela la verità alla base delle sue storie. Un narratore che è lui stesso una storia, una pura creazione di se stesso nella metafora più perfetta ed elegante del mito del self-made man.
Tutti nella nostra vita abbiamo dei sogni, e speriamo che questi si realizzino nel miglior modo possibile. Purtroppo ciò accade raramente e l’unico posto dove possiamo rifugiarci per scampare alla dura realtà è la nostra fantasia.
Ed Bloom non è un bugiardo.
E’ solo uno degli ultimi sognatori del nostro mondo, incapace di accontentarsi della vita reale per quello che è.
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Riki


